Storie di eccellenze italiane: Acea Pinerolese Energia

Acea Pinerolese Energia e il Vicepresidente ing. Francesco Carcioffo protagonisti dell'ultimo articolo di "Il gas, naturalmente"


Quando la PA sostiene l'ambiente: il caso di Acea Pinerolese.

Intervista a Francesco Carcioffo, AD di Acea Pinerolese Industriale SpA, piccola azienda pubblica piemontese e vera eccellenza

Intervista a Francesco Carcioffo, amministratore delegato di Acea Pinerolese Industriale spa, piccola azienda pubblica piemontese così particolare, speciale e green da essere premiata da Legambiente e dall’Unione europea per il suo impegno nelle energie rinnovabili in Italia, trasformando i rifiuti organici di 1milione di abitanti in biometano, energie termica ed elettrica e compost di qualità.

Ingegner Carcioffo ci racconta cosa fa la vostra azienda? Acea Pinerolese è una spa a totale capitale pubblico. E’ posseduta da una cinquantina di comuni intorno a Pinerolo, tra la seconda cintura di Torino, il confine con la Francia e con la provincia di Cuneo. La società è una multi servizi che fa tante cose: gas, rifiuti, acqua. Non abbiamo niente a che vedere con l’ACEA di Roma: l’origine del nostro acronimo è Azienda Consortile Energia e Ambiente. Proprio questa nostra caratteristica di essere multi utility ci ha permesso di realizzare, per primi in Italia nel 2003, un impianto che tratta l’elaborazione organica del rifiuto. Cioè i rifiuti organici, raccolti in maniera differenziata, vengono trattati, tirandone fuori compost e biogas. Quest’ultimo viene da noi trasformato in biometano per essere immesso nella rete di distribuzione del gas. Questo è, in modo schematico, ciò che facciamo. In pratica il nostro processo svolge quello che la natura fa di suo: se un qualsiasi rifiuto organico viene lasciato in natura o in una discarica, questo va in putrefazione e produce biogas che vanno nell’atmosfera. Il nostro processo, invece, che svolge in quattordici giorni quello che la natura fa in anni: captiamo il biogas, non facendolo disperdere in atmosfera, con un sistema chiuso che è più efficiente del sistema di captazione delle discariche organiche tradizionali. Per queste attività abbiamo registrato una serie di brevetti, poiché eravamo i primi, adesso non siamo più gli unici perché qualcuno, aggirando i brevetti, fa qualcosa di simile. Ma è importante ribadire che noi siamo stati i primi a ricavare il biogas dai rifiuti. Prima di noi c’era chi ricavava il biogas dalle deiezioni animali.

Visita il Polo Ecologico di Acea Pinerolese di trattamento dei rifiti organicihttps://youtu.be/jrAMviy_hiQ

Può descriverci il passaggio da biogas a biometano in modo semplice? Il nostro biogas è molto simile a quello che viene prodotto in natura o generato nelle discariche. Dal momento che recuperiamo tutto, dentro al biogas non c’è solo metano ma anche altro: CO2, piccole tracce di sostanze proprie della fermentazione naturale, come propano e butano e, poiché queste sostanze non possono entrare nella rete di distribuzione del gas ma vanno eliminate, noi trattiamo il biogas in modo che mantenga la sua origine “bio” ma sia chimicamente uguale al metano.

In questo ciclo di trasformazione producete anche altro in termini di economia circolare? Se parliamo di economia circolare, noi assolviamo questo compito sulla base del processo che ho descritto, e proprio per questo siamo stati premiati dall’Unione europea come “Campioni di economia circolare”. Ma abbiamo anche un Centro studi che cerca continuamente di affinare i nostri processi. In particolare sta tentando di riutilizzare ulteriormente quello che rimane in forma di rifiuto nel nostro processo di passaggio da biogas a biometano come, per esempio, la CO2. Vorremmo trovare un sistema per recuperare questa CO2 e il compost che deriva dal processo di trasformazione dei rifiuti in biogas. Per la CO2 di scarto l’idea è ricavare ossigeno e altro metano. Per il compost, invece, oltre al suo impiego in agricoltura, stiamo pensando a come inserirlo anche nel recupero di fitofarmaci e plastiche. Queste cose però sono ancora in fase di studio e non già nel ciclo produttivo.

E come si immette, poi, nella rete, il vostro biometano? Ci sono le grandi reti di trasporto del gas, proveniente da tutti quei gasdotti che notoriamente riforniscono l’Italia, che sono costantemente piene di gas naturale in maniera continua, e che sono collegate con le reti locali più piccole dei vari distributori. Noi immettiamo il nostro biometano all’interno di queste reti a fronte di contratti che stipuliamo con le aziende le quali quantificano la nostra produzione attraverso dei contatori. In un anno le nostre immissioni di biometano sono pari a 2milioni e mezzo di metri cubi su un consumo totale di 60milioni di metri cubi, di cui il 60% è industriale e il 40% civile.

Come siete diventati un esempio così tanto virtuoso che Legambiente, nel 2018 a Roma, vi ha premiati? Legambiente ha sempre guardato positivamente il nostro impianto, sono venuti a visitarlo più volte. E lo portano ad esempio ovunque. La nostra caratteristica è che non facciamo solo economia circolare ma togliamo inquinamento perché recuperiamo interamente il biogas, proveniente dalla fermentazione dell’organico, attraverso un metodo naturale che nei nostri grandi silos chiusi, privi di ossigeno, riproduce quanto avviene in natura. Il nostro biogas, una volta trasformato in biometano, viene utilizzato da motori di cogenerazione, diventa energia rinnovabile elettrica e termica, favorisce la mobilità sostenibile e contribuisce all’uso domestico del riscaldare e cucinare. Siamo anche orgogliosi di dire che l’Unione europea ci chiede spesso informazioni sul nostro impianto per tradurle, poi, in normative che riguardano questi temi.

Per promuovere l’economia circolare avete anche intrapreso delle iniziative con le aziende straniere che decidono di venire a produrre nel vostro territorio? Ci sono state alcune multinazionali che, venendo a conoscenza della nostra attività, hanno stipulato dei contratti con noi per contribuire alla nostra particolare produzione e sostenere, nel contempo, l’economia circolare del territorio, migliorando così anche il “comportamento ecologico” del loro ciclo produttivo.

La vostra impresa è un esempio virtuoso anche riguardo al territorio e alla responsabilità sociale: cosa fate? La nostra è una spa composta da azionisti pubblici, quindi a capitale interamente pubblico. Siamo molto radicati sul territorio per cui sentiamo il dovere, morale e anche materiale, di dover aiutare tutti i Pinerolesi, poiché crediamo che l’economia territoriale è un bene che appartiene a tutti noi. Per fare questo abbiamo intrapreso una serie di iniziative. Una è rivolta a chiunque si insedi con un’attività nuova nel Pinerolese: noi lo allacciamo gratis alla nostra rete, gli forniamo energia elettrica e gas a prezzo di costo per due anni, che possono aumentare in caso di interventi innovativi sul suo impianto. Un’altra è quella di sostenere la sinergia tra le imprese del territorio. Un’altra ancora è stata la creazione di una specie di “academy” dove vengono insegnate, direttamente dal personale proveniente dalle aziende consorziate con noi, quelle competenze tecnico-professionali richieste dal tessuto produttivo del territorio, affinché i nostri ragazzi si inseriscano presto e bene nel mondo del lavoro.

Infine, per creare compattezza tra i lavoratori, abbiamo istituito le “ferie solidali”: con questo sistema, facciamo sì che gli altri lavoratori possano cedere al collega, che ha finito il periodo di conservazione del posto per malattia, le loro ore di ferie, gratuitamente, di modo che possa continuare a rimanere ancora a casa. E noi siamo gli unici a raddoppiare queste ore. Cerchiamo di dare una mano al territorio in tutti i modi perché fare questo significa anche investire sulle persone: se queste stanno bene tutto il territorio ne beneficia.